Storia del Paese

Stampa

FEUDI E FEUDATARI
illustrazione medioevoCornajano è il paese nel quale trovano stabile dimora molte nobili famiglie romane sfuggite dalle rovine della Città Eterna messa a ferro e fuoco dai barbari Invasori. Abbandonata Roma, questi nobili si erano spinti verso II nord alla ricerca di luoghi più tranquilli lontani dai campi di battaglia e di terre da coltivare. Se per quanto riguarda la fertilità del suolo la scelta del nostro territorio risultò azzeccata, per quella riguardante tranquillità e pace le cose andarono meno bene, perchè il nostro territorio comunale ed altri circostanti, erano diventati una specie di campo di battaglia permanente, soprattutto ai tempi di Federico Barbarossa e delle sanguinose battaglie dei milanesi contro la rinascente' città di Lodi. Arrivati a Cornajano la "gente'' romana cercò di completare la opera di risanamento dei proprì terreni, in parte ancora coperti da acque malsane e, successivamente, di arricchire le loro possessioni con robusti castelli dentro ai quali abitavano queste famiglie "eccellenti", che godevano di diritti, privilegi, esenzioni ed immunità che altri non avevano. Nel dodicesimo secolo soprattutto, alle cascine abitate dalla "gens" romana andarono ad aggiungersi nuove cascine e nuove strutture agricole grazie all'accresciuta potenza sociale ed economica di alcuni feudatari del lodigiano e d'altre zone che a Cornajano paese vicinissimo alla città, investivano capitali in acquisti di nuove proprietà. Gli Armagni, fondarono Armagna - i Tresseni le cascine Forcella e S.Martino Solarolo, poi diventata Gambarina - i Bossi la cascina Bossa - i Riccardi Corte Polengo, poi diventata Campolungo - i Millesi, la cascina Melesa - gli Squintani la Squintana e così via. Furono queste le possessioni che hanno rappresentato per diversi secoli il nucleo principale del paese, insieme alle cascine costruite precedentemente dai nobili romani, facendo raggiungere alla comunità grande potenza economica specie a cavallo dei secoli XII e XIII. Molte di queste cascine sono ormai scomparse, altre notevolmente mutate, sopravvivono ancor oggi, garantendo una certa continuità storica ed una marcata fisionomia economica di tipo agricolo alla vita del paese.

CORNAJANO NEL MEDIOEVO.
Questo periodo storico trova la sua più grande espressione nelle lotte e negli scontri, anche armati tra Re Ottone I di Germania, imperatore che voleva ripristinare l'impero carolingio ed i grandi feudatari, da tempo ormai abituati ad agire nella più completa autonomia ed indipendenza. E per battere le resistenze di questi ultimi, Ottone I strinse un patto di alleanza, (siamo alle soglie dell'anno mille), con la Chiesa distribuendo ad essa ed ai suoi rappresentanti locali, cariche e privilegi, donazioni e diritti di ogni genere che trasformano cariche religiose in vere e proprie cariche principesche con corti e servitù, proprio come erano i Feudatari del tempo. Si può anzi dire che la sottile politica di Ottone era finalizzata a facilitare la crescita economica degli Abati e dei Vescovi, sia per renderseli amici, sia anche per equilibrare la prepotenza dei grandi proprietari terrieri. E quello che si era verificato su quasi tutto il territorio dell'Italia centro settentrionale, (ma anche in altre zone), andava concentrandosi anche sul nostro territorio. Eccezionale per doti di comando non disgiunte da un profondo senso del dovere , dotato di grandi qualità politiche ed amministrative, è da giudicare il vescovo Andrea: 970-1002, che approfittando del momento favorevole, seppe dare prestigio e ricchezza alla chiesa lodigiana, senza per nulla trascurare di porla in prima fila nel disbrigo delle vicende spirituali della chiesa universale. Per quanto riguarda i problemi economico-materiali la chiesa lodigiana acquistò privilegi enormi grazie ad un diploma di Ottone, datato 24 ottobre 975, in base al quale:"… dichiara di prendere la chiesa di Lodi sotto la sua protezione e di confermare tutte le proprietà e concessioni di diritti feudali, accordate dai predecessori al vescovo di Lodi …". Ma quali erano questi diritti? Poteri incontrastati entro le mura cittadine e nei sobborghi, (e Cornajano era allora considerata come appartenente alla città) diritti sui boschi, sui mercati, sui corsi d'acqua e mulini del contado, nonchè quello di rendere immuni ed indipendenti dalle autorità feudali e statali, anche il componente del personale che, a qualsiasi titolo e con qualunque mansione lavorava per il Vescovo Andrea. Inoltre il Vescovo, tranne rarissimi casi, rimasti di diritto allo stesso Imperatore, poteva giudicare nelle pubbliche udienze. Come si può ben vedere, un potere quasi illimitato era stato concesso al Vescovo che di fatto divenne padrone di quasi tutta le terre del lodigiano e del comune di Cornajano ed unica persona in grado di decidere i modi di amministrarle e le politiche da seguire. Ma il Vescovo Andrea non era solo un abile amministratore dei beni e privilegi della chiesa lodigiana perché, con la stessa intelligenza e capacità, si interessava anche dei problemi universali della Chiesa, tanto è vero che al Concilio di Pavia, celebrato da Papa Gregorio V° nel 997, Andrea assunse ruoli e figura di incontrastato protagonista. Un altro diploma di Ottone II°, databile fra il 980 ed il 983, (o 984), confermò ed ampliò i precedenti diritti e privilegi, concessi da Ottone I° nel 975, aggiungendovi anche la delega per esercitare i diritti politici: «...Di veri e propri poteri politici .. estendendoli su tutta la città e per un raggio di sette miglia fuori dalle mura cittadine...». E la popolazione di Cornajano e di altri paesi? È certo che in quel periodo storico, importante per la chiesa lodigiana, le condizioni dei poveri "villani" erano tristissime, al limite della sopravvivenza; misere le paghe - insufficienti i raccolti - gravose di contrasto, le imposizioni fiscali che, tra feudatari padroni e vescovo, finivano per rendere ancora più dura e miserevole la vita del popolo. E solo la generosità di alcuni signori del paese riuscì a rendere più sopportabile la vita nella comunità, grazie a generose distribuzioni di viveri e di denaro, specie durante i giorni delle calamità.

CORNEGLIANO E IL VESCOVO PALLAVICINO.
PallavicinoQuasi al termine di questo periodo storico, venne a Lodi un vescovo che, per l'intera diocesi, ebbe una importanza notevolissima Mons. Carlo Pallavicino: nominato Vescovo nel 1456, entrato in città qualche anno dopo. Abbiamo voluto qui includere alcuni episodi storici nei quali, direttamente o indirettamente, fu coinvolto il nostro paese ed, in particolare abbiamo descritto, sintetizzando, il lavoro preparatorio curato dai Vescovo Pallavicino per la istituzione dell'Ospedale Maggiore di Lodi. L'abbiamo fatto, perché il nuovo grande nosocomio fu costruito sopprimendo buona parte degli ospedali esistenti in Diocesi ed incamerandone i beni. Fra gli Ospedali soppressi vi fu quello di San Simone e Juda che aveva dato il nome alla chiesa della Muzza e che, in questa frazione, possedeva terre ed immobili; c'era un Ospedale che, per entità ed importanza dell'assistenza prestata, per numero di operatori impiegati, dovizia di strutture ed abbondanza di mezzi economici, meritava, quasi sicuramente, di essere salvato dalla soppressione generale. Fondato e voluto dai Vistarini insieme con la chiesa omonima, era stato affidato alla gestione dei monaci e suore e quindi svolgeva opera sia a favore degli uomini che delle donne ed accoglieva, insieme con gli ammalati residenti, anche numerosi pellegrini che avevano bisogno di cure o di alloggio, mentre attraversavano il nostro territorio. Ebbe momenti di vero fulgore, ma nel 1420, ridottissimi dì numero le suore ed i frati impegnati nell'assistenza e nella gestione, fu concesso in com-menda e passò poi in proprietà a Bassano De Dominici. L'ultimo Rettore fu Giorgio Bernerio, forse fratello del Vescovo Antonio e fu lo stesso Giorgio a facilitare la soppressione dell'ospedale e la sua incorporazione nell'erigendo nuovo grande Ospedale Maggiore, trasferendo ad esso tutti i beni e possessioni che appartenevano al San Simone e Juda. Più tardi si pentì e cercò di riaverlo, ma, avendo Papa Innocenzo VIII, con Bolla del 6 novembre 1488, lodato ed apprezzato l'opera di soppressione e di unificazione intrapresa dal Pallavicino, i suoi tentativi per rientrare in possesso dell'ospedale e dei suoi beni andarono a vuoto e la situazione restò come lo stesso Giorgio Bernerio aveva precedentemente voluto: passaggio ed incorporazione del San Simone e Juda nel nuovo ospedale di Lodi, Mons. Pallavicino, uomo sicuramente di grande valore e carisma, lasciò, in oltre quaranta anni di reggenza della Diocesi tracce indelebili della sua operosità. Portò nel lodigiano molti ordini religiosi; costruì chiese e conventi; accordò singolare protezione ai canonici regolari detti di Sturla o di San Giorgio in Alga, dal nome del più famoso convento dell'ordine e, opera che darà eccezionale ed imperituro splendore alla sua reggenza, fu la fondazione del tempio dell'Incoronata, la cui prima pietra fu posta Il 29 maggio 1488: "… Adì 29 maggio, a ore 12, fu miso zozo la prima pietra con la processione, con tre impolete, una vino et l'altra olio ed altra acqua, con una pietra la quale è intagliata l'arma de la Comunità, la qual chiesa è chiamata Santa Maria Incoronata, et fo messer loane Battagio de Laude maestro ed inzignero et fo a di 29 maggio 1488 soto lohan Galeazo…"

Continuando ad utilizzare questo sito l'utente acconsente all'utilizzo dei cookie sul browser come descritto nella nostra cookie policy, a meno che non siano stati disattivati. È possibile modificare le impostazioni dei cookie nelle impostazioni del browser, ma parti del sito potrebbero non funzionare correttamente. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information